Sportello psicopedagogico – L’esperto risponde

Spesso durante le nostre lezioni di prova per accedere ai corsi d’inglese Helen Doron, Voi genitori vi chiedete se non sia troppo presto per i vostri bambini iniziare un corso d’inglese quando ancora non sanno bene l’italiano, se non crei loro disagio o confusione, se l’approccio che utilizziamo sia quello giusto per coinvolgerli e farli divertire imparando o imparare divertendosi

Il metodo Helen Doron si è ispirato all’approccio pedagogico Montessoriano e al metodo Suzuki utilizzato per imparare la musica.

Combinando insieme un corretto approccio pedagogico, il rinforzo positivo, la costruzione della loro autostima e l’assorbimento graduale e progressivo dei suoni e della musica, l’apprendimento della lingua in età precoce aiuta i bambini a sviluppare potenzialità, che se pur innate, spesso con un’insegnamento tradizionale non vengono coltivate.

Crescendo, i bambini diventano ragazzi e poi teenagers con tutte le problematiche che le fasi di crescita accompagnano la quotidianità spesso faticosa delle famiglie

Abbiamo pensato di aprire per Voi genitori uno sportello psicopedagogico, una rubrica per rispondere a tutte le domande, i dubbi e le incertezze legate alla crescita, all’educazione e alla formazione dei Vostri bambini

Abbiamo scelto per Voi una professionista del settore, disponibile a rispondere alle vostre domande e ad incontri tematici da voi suggeriti.

Dr.ssa Moira Chiodini

Chiodini-MoiraLa dr.ssa Moira Chiodini è Psicologa e Psicoterapeuta specialista in Psicoterapia Breve Strategica.

E’ responsabile dal 2003 del Centro di Terapia Strategica – sede di Firenze dove svolge:

  • attività clinica per il trattamento dei principali disturbi e patologie quali, disturbi d’ansia, attacchi di panico, fobie, disturbi ossessivi, depressione, disordini alimentari;
  • attività di consulenza e supporto per la gestione in tempi brevi di difficoltà individuali, relazioni e nel luogo di lavoro;
  • attività di promozione del benessere e della salute e sviluppo delle risorse personali attraverso incontri individuali e di gruppo anche per conto e in collaborazioni con enti pubblici e del privato sociale.

Svolge attività didattica e formativa come docente della scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica ed è stata professore a contratto della Facoltà di Psicologia dell’Università degli studi di Firenze.

Svolge attività di consulenza per enti pubblici e privati per lo sviluppo e l’attuazione di interventi di prevenzione, tutela e promozione della salute e del benessere.

Dr.ssa Cristina Di Loreto


La dr.ssa Cristina Di Loreto è Psicologa e Psicoterapeuta specialista in Psicoterapia Breve Strategica.

Regolarmente iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Toscana svolge presso il suo studio attività clinica per il trattamento dei principali disturbi e patologie quali, disturbi d’ansia, attacchi di panico, fobie, disturbi ossessivi, depressione, disordini alimentari;
attività di consulenza e supporto per la gestione in tempi brevi di difficoltà individuali, difficoltà nelle relazioni personali e sul luogo di lavoro;
conduce laboratori di gruppo di scrittura autobiografica espressiva volti a promuovere il benessere psico-fisico della persona.

 

Aiutare i genitori ad aiutare i figli – FAQ

D.: Come si può aiutare un bambino che ha problemi di concentrazione e “iperattività”?

R.:Innanzi tutto bisogna considerare che i bambini sono naturalmente portati al movimento e lo stare seduti per un periodo prolungato di tempo è per loro innaturale e richiede un notevole sforzo. Per tale regione è importante abituare gradatamente i bambini ad alternare momenti di movimento con momenti di riposo. Se il bambino fa fatica a stare seduto invece di sgridarlo si possono, ad esempio, programmare durante i compiti delle interruzioni in cui si chiede al bambino di alzarsi, muoversi o andare in giro per la stanza, così facendo si fa sentire al bambino che comprendiamo il
suo bisogno di muoversi e dall’altro se lo fa su nostra richiesta diviene controllabile.
Se il bambino ha problemi di concentrazione occorre prestare attenzione a che non abbia troppi stimoli, ad esempio giochi sul tavolo dove fa i compiti, troppi accessori per la scuola che potrebbero catturare la sua attenzione. E’ inoltre importante stabilire con il bambino la regola che può passare a fare la cosa successiva solo se ha terminato quella che sta facendo.

D.: Mio figlio fa fatica ad andare alla scuola materna, come posso fare ad aiutarlo?

R.: La separazione dal genitore è qualcosa che spaventa molto i bambini dato che loro hanno una differente percezione del tempo. Per loro la separazione è “per sempre” e non solo per un momento e la giornata che vivono alla scuola d’infanzia è un periodo lunghissimo. Per tale ragione occorre abituare gradatamente alla separazione, quindi prendetevi tutto il tempo necessario: prima si può portare in classe stando un po’ con lui, poi accompagnarlo in classe, poi accompagnarlo sulla porta. E’ importante che il bambino ci senta sicuri e sereni e che anticipiamo quello che accadrà: che giocherà con i compagni, che farà dei disegni, che canterà delle canzoni con la maestra e che ci si rivederà presto…
Il momento dell’uscita dall’asilo è molto importante, è in questo momento che va fatto sentire al bambino quanto siamo felici di rivederlo, perciò facciamo con calma, gustiamoci il tempo dell’incontro perché per il bambino davvero è trascorso tantissimo tempo.

D.: Come si può convincere un bambino ad andare a dormire la sera?

R.: Si sente spesso di bambini che non vogliono mai andare a dormire e di genitori che combattono tutte le sere per riuscire a metterli a letto. La fine della giornata è un momento delicato per il bambino che può vivere come una “frattura” che cerca di evitare rimandando. Per tale ragione è importante costruire con il bambino un rituale piacevole di passaggio dal tempo dell’attività a quello del riposo. Insieme ci si prepara per la notte prendendosi tutto il tempo necessario e facendo attenzione a non inserire momenti di gioco attivo quando il bambino è nel suo letto, che vanno sostituite con racconti, storie, libri figurati e quando il bambino è più grande può essere un’importante occasione per parlare della propria giornata e scoprire cosa ci è piaciuto di più, cosa abbiamo imparato.

D.: Nostro figlio di 5 anni si arrabbia e fa i capricci tutte le volte che gli diciamo “no” o gli chiediamo o mettiamo delle regole, facciamo molta fatica a farci ubbidire, come possiamo fare?

R.: I genitori possono trovarsi in difficoltà a gestire le reazioni del bambino ad un “no” (“mi compri questo gioco”? “Voglio restare al parco”) che a volte assumono le forme di propri eccessi di collera incontrollabili. Il genitore può dire di sì perché non riesce a sostenere di aver dato una sofferenza al figlio o perché sfinito alla fine cede.
Nel primo caso non dire di ‘no’ a un piccolo perché si ha paura dei suoi eccessi di collera, significa non educarlo a controllare l’aggressività e le emozioni negative. Nel secondo caso il rischio è che il bambino impari che se riesce a fare più capricci alla fine il genitore cederà e ciò rende il bambino sempre più difficile da gestire. Ricordate i bambini hanno molta più resistenza degli adulti a portare avanti il braccio di ferro.
Il genitore che dice sempre sì, pensando di risparmiare al figlio una sofferenza, in realtà lo priva dell’opportunità di sviluppare degli strumenti per far fronte alle avversità.
L’adulto deve aiutare il bambino a tornare in sé, a tranquillizzarlo facendolo anche sentire compreso nella sua richiesta, ma senza cedere ad essa o cadendo nel gioco del braccio di ferro.
Infine ricordiamoci il “ no” quando serve davvero.

D.: Come gestire l’opposizione e il conflitto del figlio quando si avvicina all’adolescenza?

R.: Ogni fase dello sviluppo presenta le sue difficoltà, ma contenere le furie e le passioni di un adolescente richiede una forza e una calma che superano quelle necessarie con i figli più piccoli e richiede strategie mirate. Paradossalmente più un adolescente è impegnato a respingere i genitori con aggressività, più ha bisogno della loro presenza. Queste riflessioni devono aiutare il genitore a entrare in sintonia con il figlio in modo da mantenere la complicità nonostante i conflitti. E’ però importante porre dei limiti se il comportamento e il linguaggio del ragazzo diventano troppo offensivi. Precisare che certi atteggiamenti non sono accettabili e potrebbero avere delle conseguenze. Fondamentale è poi rimandare indietro la responsabilità delle proprie azioni ai figli, ciò permette al genitore di uscire dalla posizione di colui che premia o punisce, per divenire una guida che aiuta il figlio a divenire un adulto responsabile.